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Accanto
al piccolo agnello

· Don Gnocchi e l’attenzione a chi soffre ·

Don Carlo Gnocchi

«Ecco l’agnello di Dio, ecco colui che toglie il peccato del mondo» (Giovanni, 1, 29). A commento di questa espressione di Giovanni Battista Papa Francesco ha affermato nell’angelus di domenica 19 gennaio 2014 che «la massa enorme del male viene tolta e portata via da una creatura debole e fragile, simbolo di obbedienza, docilità e di amore indifeso, che arriva fino al sacrificio di sé». Per chi si trova quotidianamente a confrontarsi con la sofferenza dei malati l’immagine della fragilità dell’agnello risulta forse più vicina e a questa don Carlo Gnocchi, beatificato a Milano il 25 ottobre 2009, ha fatto riferimento in alcuni scritti. La sua Pedagogia del dolore innocente rappresenta non solo un testo ricchissimo per la riflessione personale su uno dei misteri più intangibili della vita umana ma anche un concreto strumento di lavoro per chi si dedica all’assistenza dei pazienti gravemente malati. «Quando si arriva a comprendere il significato del dolore dei bambini — scriveva don Gnocchi nel 1959 — si ha in mano la chiave per comprendere ogni dolore umano e chi riesce a sublimare la sofferenza degli innocenti è in grado di consolare la pena di ogni uomo percosso e umiliato dal dolore»: proprio a partire da tale assunto emerge tutta l’efficacia del lavoro di don Gnocchi per la pratica quotidiana. La proposta, per chi vi giunge formato in una cultura secolarizzata, pare quasi inascoltabile: la sofferenza ha un «valore inestimabile» per «redimere ed espiare le colpe sociali». Il beato milanese parla del sofferente come di «un piccolo agnello», di «una piccola reliquia preziosa della redenzione cristiana degna di essere onorata e quasi venerata» e, citando le parole che Pio XII rivolgeva ai mutilatini il 27 agosto del 1953, di «vivente sacrificio dell’umanità innocente per l’umanità peccatrice». Si ritrovano in queste righe molte motivazioni che parecchi anni dopo, nel 1984, saranno alla base della Lettera apostolica Salvifici doloris di Giovanni Paolo II.

Ferdinando Cancelli

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