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Accanto ai nuovi schiavi

· ​Appello del cardinale Sandri per i migranti ·

I «nuovi schiavi di oggi» non hanno «le catene ai piedi», ma «sono costretti a lasciare terre visitate dalle guerre o dalle povertà endemiche». Lo ha detto il cardinale Leonardo Sandri domenica 20 gennaio, durante la messa celebrata nel santuario basilica di Nostra Signora di Bonaria, a Cagliari, in occasione della conclusione del giubileo nell’ottavo centenario della fondazione dell’ordine mercedario.

Dal capoluogo sardo, che «dal mare trae vita, pensiamo alle migliaia di morti che lo stesso mar Mediterraneo ha prodotto in questi ultimi anni» ha esortato il prefetto della Congregazione per le Chiese orientali. Riferendosi in particolare ai recentissimi naufragi di migranti, il porporato ha ricordato che queste tragedie «sono frutto di dinamiche perverse che colpiscono quei popoli ma hanno le loro radici in altre stanze», definite «le abitazioni degli Erodi dei nostri giorni», i quali continuano «ad alimentare divisioni, lotta per il controllo delle risorse, traffici di armamenti», e fanno leva su «antiche contrapposizioni confessionali e sul dilagare di ideologie fondamentaliste che si diffondono tra gli strati più poveri delle popolazioni». Da qui, l’invito a mettersi al servizio della libertà, impegnandosi «nel soccorrere chi ha incatenato la sua esistenza a trafficanti di uomini e di morte», ma anche a «chiedere compatti che la vita umana, ogni vita, dal primo istante del concepimento fino alla morte naturale, sia servita e onorata in ogni parte della terra».

Il cardinale ha richiamato la specifica spiritualità della famiglia mercedaria, sottolineata da Papa Francesco nella speciale udienza del 6 dicembre scorso: essa — ha detto il proporato rivolgendosi ai religiosi presenti — «si fonda sull’esperienza di essere stati voi per primi redenti da Cristo, “redenti per redimere, redimidos para redimir”», nella consapevolezza che «l’infedeltà all’alleanza offertaci dal Signore, il rinchiuderci nella prigionia di noi stessi e del nostro egoismo, è anzitutto la nostra». Ma, ha proseguito, «siamo ancora più certi della bellezza della libertà che Cristo ci offre, e che sentite di poter custodire nella misura in cui vivete il voto di offrire voi stessi, tutta la vostra vita per il Signore».

Quel voto, infatti, non è «qualcosa che vi lega avvilendo la vostra dignità», anzi la fa «fiorire conformandola a quella di Gesù che si consegna sulla croce al Padre per il riscatto dei fratelli, a cominciare dal buon ladrone che spira al suo fianco». Il porporato ha ricordato di aver incontrato negli anni recenti la famiglia mercedaria in due occasioni, l’ultima delle quali durante il capitolo generale del 2016. Sin da allora, ha fatto notare, «mi colpì la consonanza tra alcune dinamiche del vostro carisma originario, la riflessione su come attuarlo nell’oggi, e il cammino delle Chiese orientali». Lo Spirito Santo concesse a san Pietro Nolasco di «poter “vedere”: egli che era mercante di stoffe, si accorse che lungo le strade del mondo a lui contemporaneo molti fratelli erano resi schiavi e venduti, trasformandosi da “mercante di stoffe in mercante di uomini” e impegnando tutta la sua esistenza per il loro riscatto e la restituzione della libertà».

«Quanto accadeva intorno a san Pietro Nolasco, nella Spagna del XIII secolo — ha detto il prefetto — è molto simile a quanto vivono i cristiani, insieme ad altre minoranze, in Siria, in Iraq, oltre che nei paesi che accolgono i rifugiati provenienti da quelle Nazioni». Nel confronto tra i regni cristiani di Castiglia e Aragona e il Califfato e gli emiri arabi che volevano riprendere il controllo dell’Al-Andalus, continuavano le battaglie, e «a perdere, erano sempre gli stessi: i poveri». In questa situazione Nolasco non «si mise a combattere o riflettere sul sistema ingiusto di quell’epoca», ma si decise «ad andare incontro all’uomo sofferente, spendendosi di persona». Questa «è la via del Vangelo», quella del samaritano che «si china a curare l’uomo percosso dai briganti e paga di tasca propria l’albergo perché possa soggiornarvi e ristabilirsi».

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