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Abitare con il cuore
la città

· Il cardinale vicario traccia le linee pastorali della diocesi per il prossimo anno ·

Lunedì 24 giugno, al termine dei secondi vespri celebrati nella basilica di San Giovanni in Laterano in occasione della solennità della Natività di san Giovanni Battista, il cardinale vicario ha indicato le linee pastorali della diocesi per il prossimo anno. Pubblichiamo il testo del suo intervento.

Proviamo ora a immaginare l’anno pastorale che ci aspetta. Queste linee vogliono indicare una direzione comune, senza nessuna pretesa di essere esaustive o di limitare la creatività delle comunità cristiane. L’importante è mettersi in cammino sotto la luce della Parola di Dio e le indicazioni date dal nostro vescovo, Papa Francesco.

Prima di tutto il senso del percorso dei sette anni. Per lasciare spazio alla guida dello Spirito Santo la Chiesa deve farsi piccola: solo così riscoprirà la gioia di essere missionaria e di sperimentare insieme nuove vie di evangelizzazione. Non che siano mancate in questi anni esperienze anche molto positive di evangelizzazione, ma nel loro insieme le comunità cristiane della diocesi sentono una certa stanchezza, un calo di entusiasmo, e soprattutto non collaborano tra di loro, talvolta presumendo di bastare a se stesse.

Di qui la necessità di un cammino sinodale. Questo significa un processo in cui si permette a Dio di parlarci. Ognuno si converte all’atteggiamento della povertà di cuore: «Non so tutto, non ho capito tutto, non ho in tasca la soluzione per tutti i problemi». Poi ci si ascolta reciprocamente e insieme si ascolta la realtà degli uomini e delle donne della nostra città, perché anche lì Dio agisce e ci parla. Infine sotto l’ispirazione dello Spirito Santo si progettano e realizzano nuove vie di evangelizzazione, condividendo quanto ognuno ha vissuto in questi anni e cosa sogna per il tempo a venire, chiedendosi cosa conservare, cosa eliminare, cosa cambiare.

Il paradigma biblico

Scrutiamo quanto la Parola di Dio ci suggerisce, tenendo fermo il paradigma biblico che il Papa ci ha indicato, il libro dell’Esodo. In particolare per il prossimo anno egli ci ha richiamato Esodo 3, 1-15: Dio ci invita a scendere con Lui in mezzo alla città per ascoltare il grido dei suoi abitanti e per aprire loro cammini di liberazione. Dobbiamo però attivare uno sguardo e un ascolto contemplativi. Che significa? Significa cogliere la presenza di Dio nella città, nelle storie di vita delle persone (è il primo compito affidatoci dal Papa) e nella nuova cultura che si produce nella città (è il secondo compito). Ricordiamo questo passaggio dell’omelia di Pentecoste: «Ma perché Mosè possa realizzare la sua missione, Dio vuole invece che egli “scenda” con Lui in mezzo agli Israeliti. Il cuore di Mosè deve diventare come quello di Dio, attento e sensibile alle sofferenze e ai sogni degli uomini, a quello che gridano di nascosto quando alzano le mani verso il Cielo, perché non hanno più appigli sulla terra. È il gemito dello Spirito, e Mosè deve ascoltare, non con l’orecchio, ma con il cuore. Oggi chiede a noi, cristiani, di imparare ad ascoltare con il cuore. E il Maestro di questo ascolto è lo Spirito».

Ma insieme all’Esodo il Papa ci ha consegnato un altro brano, questa volta evangelico: Matteo 18, 1-14. Lì si sottolinea che ogni autentico rinnovamento nella Chiesa si realizza quando non solo mettiamo al centro i piccoli ma anche ci lasciamo rendere piccoli dal Signore. Dal discorso del Papa del 9 maggio 2019: «Tenete bene nella mente e nel cuore che, quando il Signore vuole convertire la sua Chiesa, cioè renderla più vicina a Sé, più cristiana, fa sempre così: prende il più piccolo e lo mette al centro, invitando tutti a diventare piccoli e a “umiliarsi” — dice letteralmente il testo evangelico — per diventare piccoli, così come ha fatto Lui, Gesù. La riforma della Chiesa incomincia dall’umiltà».

Umiltà è la prima delle tre parole utilizzate dal Papa a Firenze per indicare gli atteggiamenti del cuore a cui la Chiesa italiana deve convertirsi per mettere al centro l’altro ed evangelizzare: umiltà, disinteresse, e beatitudine (della povertà di spirito, della mitezza, ecc.). Sono conversioni necessarie, pena la falsificazione di tutto il processo di riforma ecclesiale. Su queste tre parole-atteggiamenti è opportuno che si concentri il cammino di fede personale e comunitario che ci attende il prossimo anno.

Aggiungo poi la lettura breve di questa sera: ciò che abbiamo contemplato in Giovanni Battista è il primato non di se stessi, ma della voce dello Sposo e della sposa. Contemplare la presenza e l’azione di Dio, riconoscerne la voce nella città: è qui la nostra gioia.

Testo di riferimento:

Evangelii gaudium 61-75

Abbiamo anche un testo di riferimento, a cui il Papa ci ha rimandato: Evangelii gaudium 61-75: le sfide dell’inculturazione della fede, in modo particolare le sfide delle culture urbane. Riascoltiamo Evangelii gaudium 71: «La nuova Gerusalemme, la Città santa (cfr. Ap 21, 2-4), è la meta verso cui è incamminata l’intera umanità. È interessante che la rivelazione ci dica che la pienezza dell’umanità e della storia si realizza in una città. Abbiamo bisogno di riconoscere la città a partire da uno sguardo contemplativo, ossia uno sguardo di fede che scopra quel Dio che abita nelle sue case, nelle sue strade, nelle sue piazze. La presenza di Dio accompagna la ricerca sincera che persone e gruppi compiono per trovare appoggio e senso alla loro vita. Egli vive tra i cittadini promuovendo la solidarietà, la fraternità, il desiderio di bene, di verità, di giustizia. Questa presenza non deve essere fabbricata, ma scoperta, svelata. Dio non si nasconde a coloro che lo cercano con cuore sincero, sebbene lo facciano a tentoni, in modo impreciso e diffuso».

L’obiettivo

Ci sono ora tutti gli elementi per esplicitare l’obiettivo del cammino ecclesiale 2019-2020: si tratta di avviare uno stile nuovo di presenza pastorale, fatta meno di cose da fare e più di ascolto e di relazioni amichevoli e familiari da creare o da coltivare con maggiore attenzione, tempo e disponibilità. Oggi nei nostri quartieri e nei nostri ambienti di vita tanta gente soffre di solitudine, di mancanza di relazione; non trova volti amici con cui condividere la propria vita, soprattutto il grido che si porta dentro. Proviamo a immettere questo stile in tutto ciò che già facciamo e questo produrrà i suoi frutti. Non siamo un’efficiente macchina organizzativa di servizi religiosi e sociali, siamo prima di tutto una famiglia accogliente, che testimonia il vangelo con le parole e con le opere. Sappiamo farci prossimi e ascoltare. Il nostro metodo consiste nello smettere di preoccuparci di noi stessi e nel guardare piuttosto alla vita concreta della gente (il «grido del mio popolo»), con sguardo “contemplativo”, cioè desideroso e interessato a riconoscere e scoprire la presenza di Dio. Rifacciamo alleanza con il territorio umano e geografico nel quale le nostre comunità parrocchiali e ciascuno di noi vive, mettiamo da parte rancori e diffidenze e testimoniamo un’autentica passione per la città dell’uomo, per il bene comune, e per Dio che abita in mezzo alle case. A partire da queste relazioni, saremo aiutati a capire meglio quale è il nostro compito evangelizzatore e che cosa il Signore ci chiede.

L’itinerario e gli strumenti

Proviamo ora a descrivere l’itinerario pastorale dell’anno, cogliendo vari livelli.

a) Prima di tutto è necessario curare il cammino di fede, spirituale, delle nostre comunità parrocchiali, religiose, associative, ecc. in modo tale che custodisca il senso e la direzione del cammino, sostenga le motivazioni per l’agire, alimenti uno sguardo davvero contemplativo sulla realtà. Come già accennato, ci aiuteranno le tre parole suggerite dal Papa e la descrizione che egli ne fa. All’umiltà, al disinteresse, alla beatitudine della povertà del cuore necessari per entrare in relazione con gli altri e ascoltare il grido della città, dedicheremo i ritiri comunitari d’avvento, gli esercizi spirituali e le liturgie penitenziali di quaresima. Anche per questo anno sono state preparate delle schede bibliche, in particolare sull’ascolto del grido della città nella Bibbia, e possono essere opportunamente utilizzate dalle comunità e dai gruppi. Anche i sacerdoti vivranno su questo tema gli abituali esercizi spirituali, i ritiri di settore d’avvento e di quaresima. Non che basti un ritiro o un corso di esercizi per maturare atteggiamenti profondi del cuore: è il Signore che ci cambia la vita! Ma, appunto, in queste occasioni di silenzio e di fraternità abbiamo la possibilità di riflettere su ciò che viviamo lasciandoci interpellare dalla Parola di Dio. La fatica e la debolezza personale ed ecclesiale che sperimentiamo in questo tempo, illuminate dal Signore, possono aiutarci a diventare poveri e umili. Invito tutti i soggetti ecclesiali a progettare il proprio cammino spirituale personale e comunitario sintonizzandosi su questo registro.

b) Poi c’è il livello dell’ascolto contemplativo del grido, a cui sono chiamate le comunità parrocchiali nei loro territori. Non si tratta di creare un gruppo di specialisti dell’ascolto a cui delegare il compito, ma di convertirci tutti a questo stile nuovo. Per questo in un certo senso tutti sono coinvolti. Puntiamo soprattutto a metterci in ascolto dei giovani, delle famiglie e dei poveri del nostro territorio.

Prima però una premessa organizzativa:

1. Equipe pastorale.

È necessario far nascere in ogni parrocchia una piccola équipe pastorale. Il suo compito è fondamentale: animare dal di dentro la comunità parrocchiale, perché, nei suoi vari membri e livelli, possa realizzare l’ascolto del quartiere e delle storie di vita dei suoi abitanti. Non deve essere numerosa, ma le persone che la compongono rappresentano le “giunture” del corpo ecclesiale. Dotate di una certa capacità di discernimento, sanno custodire il senso del cammino (una sorta di “guardiani del fuoco”). L’équipe d’accordo con i presbiteri si muove avendo come referenti gli operatori pastorali, che vanno motivati e accompagnati nell’opera di ascolto, e la comunità eucaristica domenicale, da coinvolgere almeno a livello di sensibilizzazione e liturgico (ad esempio: nella preghiera di intercessione per le situazioni incontrate). In ogni momento dovrà essere possibile ai catechisti o agli animatori rivolgersi ai componenti dell’équipe per ricevere “lumi” su quanto c’è da fare. Occorrerà muoversi con molta creatività, pazienza, tenacia e lungimiranza. Per tutti i sacerdoti, per i consigli pastorali e per i membri dell’équipe pastorale l’appuntamento è in basilica, a San Giovanni in Laterano, lunedì 16 settembre alle 19, per lanciare il cammino.

2. Tre ascolti.

La prima realtà da ascoltare sono i giovani e gli adolescenti del nostro territorio parrocchiale: chi porta avanti questo ascolto? Coinvolgiamo i catechisti e animatori dei giovani e degli adolescenti (dopo cresima, scout, Ac, Cor, oratori…), gli insegnanti di religione delle scuole medie e superiori del territorio, gli altri insegnanti presenti in parrocchia, i membri di associazioni e movimenti che si occupano di disagio e devianza giovanile, alcuni genitori particolarmente sensibili e interessati, i giovani stessi della parrocchia.

Chi si ascolta? Gli adolescenti e i giovani del quartiere, cercando di raccogliere elementi e storie di vita sia attraverso l’incontro con gli insegnanti, gli educatori, i genitori, sia attraverso l’incontro e l’ascolto dei ragazzi stessi direttamente a scuola, ad esempio nelle ore di religione, o nei diversi luoghi di aggregazione giovanile (verrà fornito del materiale per questo ascolto). Se nel quartiere ci sono altre realtà anche laiche che si occupano del mondo giovanile, è opportuno stabilire un contatto e realizzare un confronto. Ci si chiederà e si chiederà ai ragazzi e ai loro educatori quali sono le luci e le ombre della loro vita, cosa sognano e cosa hanno smesso di sognare, se ci sono adulti significativi a contatto con loro e se dal cuore salgono desideri o anche grida di aiuto; e inoltre quale posto danno a Dio, cosa pensano della Chiesa, che esperienza hanno avuto dell’incontro con la comunità parrocchiale, ecc. Ci verrà consegnata così una fotografia del mondo giovanile su cui riflettere e su cui interrogarci: quali passaggi e feritoie lo Spirito apre in queste storie di vita per la luce del Vangelo? Come la comunità cristiana deve riformarsi per essere capace oggi di accogliere e accompagnare i ragazzi? Per tutti coloro che sono chiamati a dedicarsi a questo ascolto dei giovani l’appuntamento è in basilica, a San Giovanni in Laterano, mercoledì 18 settembre alle 19.

La seconda realtà sono le famiglie (soprattutto le famiglie giovani): chi fa l’ascolto? È realizzato dalle coppie catechiste che preparano al matrimonio e al battesimo dei figli, dagli adulti catechisti dei bambini e dei ragazzi (catechesi di comunione e di cresima, acr, cor, scout, oratorio, ecc.), dai membri di associazioni e movimenti che operano nella pastorale familiare. Chi si ascolta? I genitori dei bambini e dei ragazzi, i genitori dei bambini battezzandi, le coppie che si preparano al matrimonio. Anche qui: l’ascolto è il più possibile informale, realizzato attraverso incontri in stile familiare (ad esempio una cena) nelle case o in parrocchia, dove con molta libertà si condivide e ci si racconta la propria vita di tutti i giorni. Ma ugualmente preziosi sono quei racconti che i catechisti ascoltano quando una mamma o un papà sentono il bisogno di confidarsi all’uscita dalla parrocchia, nel sagrato dopo le messe domenicali, fuori della scuola mentre si aspettano i figli. In queste situazioni forse più facilmente possono emergere le gioie e le fatiche della vita di tutti i giorni... Cercheremo di raccogliere storie per leggerle in profondità e guardarle con occhio contemplativo: dove Dio ha agito? Dove sta dando un appuntamento con Lui nella vita di queste persone? Per tutti coloro operatori di pastorale familiare, l’appuntamento è in basilica, a San Giovanni in Laterano, venerdì 20 settembre alle 19.

La terza realtà da ascoltare sono i poveri. Sono varie le forme di povertà: gli anziani, i disabili, i malati, i migranti, i giovani e le famiglie disoccupate e in povertà assoluta, ecc. L’ascolto è realizzato dagli operatori dei centri di ascolto Caritas, di Migrantes, del Centro Astalli, di Sant’Egidio, da quegli istituti religiosi, associazioni e movimenti particolarmente dediti al servizio della carità, dai ministri straordinari, ecc. Si raccolgono storie di vita, per cogliere il grido e il desiderio di superamento della solitudine e del proprio stato di frustrazione per la perdita della dignità e per l’impotenza. Si contemplano con profondità le vite dei poveri, per comprendere come Dio li guarda e come ci chieda di lasciarci evangelizzare da loro. In modo particolare quest’anno cercheremo di aiutare le comunità parrocchiali a superare paure e pregiudizi facendole incontrare e interagire con quelle famiglie cristiane immigrate che già da anni celebrano ogni domenica l’eucaristia con le loro comunità etniche… magari nella stessa parrocchia, ma in orari diversi. Per tutti gli operatori della carità l’appuntamento è in basilica, a San Giovanni in Laterano, giovedì 19 settembre alle 19.

Ogni parrocchia elaborerà le modalità più opportune per realizzare questo triplice ascolto nel proprio territorio: incontri a scuola, visite a casa, ecc. Teniamo conto che saranno due gli anni pastorali, il prossimo e quello successivo, 2020-2021, che saranno dedicati alla cura delle relazioni nei nostri quartieri: è il nostro servizio alla realizzazione di quella “fraternità mistica” di cui parla Papa Francesco in Evangelii gaudium. L’équipe pastorale aiuterà gli operatori, suggerendo proposte operative, tempi e strumenti, ecc. e raccogliendo storie di vita e riflessioni. In questo le équipe sono sostenute dagli uffici diocesani.

È di grande efficacia anche programmare una visita nelle case del quartiere, famiglia per famiglia, più prolungata nel tempo: benedizioni “senza fretta”, visite accompagnate dalla consegna di un testo biblico o del Papa, cene di amicizia tra famiglie vicine o della stessa scala, incontri di condominio mettendo a tema il disagio delle famiglie del quartiere, la preghiera con la Madonna Pellegrina, ecc. Può essere utile anche per i prossimi anni individuare un referente-missionario per ogni scala dei palazzi del quartiere.

Aggiungo una annotazione: il contatto con le famiglie è importante anche in vista della sensibilizzazione e dell’organizzazione dell’Incontro mondiale delle famiglie che si terrà a Roma nel giugno 2021.

3. Lettura del territorio.

Nella seconda parte dell’anno, è compito delle équipe pastorali parrocchiali organizzare una mappatura del proprio territorio: caratteristiche del quartiere alla luce della sua storia, stile di vita degli abitanti, presenza di scuole, posti di lavoro, luoghi di aggregazione, sacche di maggiore povertà e degrado, luoghi di violenza sociale, di presenza invasiva della criminalità organizzata, ecc. Ci si confronta con le équipe pastorali delle parrocchie vicine, con la Caritas diocesana, con le realtà istituzionali, i soggetti religiosi e civili che portano avanti nei quartieri una cultura della solidarietà, della fraternità, del bene comune. È un lavoro che comincia da gennaio, dopo una tavola rotonda diocesana sulla città di Roma, e che continuerà anche nei prossimi anni.

c) La città e gli ambienti (per ambiente umano, o di interesse sovra territoriale).

Nel prossimo anno pastorale faremo solo partire, senza svilupparla, la riflessione sulla città e gli ambienti di vita. Qui il livello interessato è soprattutto quello diocesano. Lo scopo è esercitarsi in uno sguardo contemplativo sulla città e la cultura che in essa si produce. A gennaio appunto ci sarà una tavola rotonda diocesana in cui individueremo le chiavi di lettura più opportune per osservare e capire la nostra città da più angolature, non ultimo ovviamente dal punto di vista dello sguardo contemplativo che coglie la presenza e la chiamata di Dio.

In Quaresima gli uffici diocesani faranno lo stesso per gli “ambienti umani”, cioè per quegli ambienti nei quali si svolge quotidianamente la vita delle persone, nei quali trascorrono la maggior parte del tempo o investono le loro maggiori energie, o nei quali si articolano concretamente i sottosistemi nei quali è organizzata la vita della città. La scansione proposta potrebbe essere: Lavoro; Tempo libero; Terzo settore; Politica amministrativa; Cultura ed educazione; Salute e cura della vita.

In Quaresima si approfondirà ognuno degli ambienti sopra indicati, realizzando altre tavole rotonde con persone attive in questi ambienti (già organizzate ecclesialmente ma anche no), nelle quali rispondere ad alcune domande essenziali: quale grido sale da questi ambienti? Che rappresentazione hanno della città e dei suoi bisogni? In che modo il disagio o le situazioni segnalate possono essere interpretate come un bisogno (o una presenza) di Dio? E infine: che cosa ci si aspetta dai cristiani in questi ambiti?

È solo l’inizio di un cammino che ci impegnerà nel prossimi anni.

Calendario dell’anno

Ecco il calendario che emerge da queste linee programmatiche:

Settembre: Ascoltare la città con umiltà e gratuità, senza interesse. La comunità cristiana si decentra e mette al centro “l’altro” per ascoltarlo con il cuore, dopo essersi tolti i sandali. Incontri di presentazione del cammino:

— lunedì 16 settembre: per i presbiteri e tutte le équipe pastorali.

— mercoledì 18 settembre: per gli operatori pastorali che realizzeranno l’ascolto dei giovani.

— giovedì 19 settembre: per gli operatori pastorali che realizzeranno l’ascolto dei poveri.

— venerdì 20 settembre: per gli operatori pastorali che realizzeranno l’ascolto delle famiglie.

Ottobre: Da adesso e fino alla fine dell’anno pastorale le parrocchie organizzano e realizzano l’ascolto delle storie di vita dei giovani, delle famiglie e dei poveri, esercitando gli atteggiamenti di fondo e attivando relazioni in stile familiare e informale con le persone del quartiere.

Novembre - Dicembre: Esercizi spirituali per i presbiteri, in particolare quello per i parroci e per i direttori degli uffici pastorali, il ritiro di settore e il ritiro d’Avvento in parrocchia: aiuteranno a far maturare gli atteggiamenti dell’umiltà e del disinteresse nell’ascolto, ad affinare lo sguardo contemplativo, a percepire nella fede come anche nelle storie più dolorose la misericordia di Dio lascia il segno: al fondo delle tenebre c’è la luce, nella morte c’è la vita.

Gennaio - Febbraio: Verifica su come sta andando il cammino diocesano nella nostra parrocchia per eventualmente “correggere il tiro”. Tavola rotonda sulla città di Roma. Inizio della lettura dei territori parrocchiali da parte delle équipe pastorali.

Quaresima, marzo – metà aprile: Nelle parrocchie: l’attenzione si concentra sulla beatitudine della povertà di spirito, come atteggiamento profondo da assumere per lasciarci guidare da Dio. Esercizi spirituali comunitari e liturgia penitenziali. Invito a partecipare all’unica eucaristia domenicale per le famiglie delle comunità etniche (una prima di Pasqua e una dopo). A livello diocesano: tavole rotonde sparse nel territorio cittadino sull’ascolto dei vari ambienti di vita.

Dopo Pasqua: Organizzare delle feste di quartiere in cui invitare le tante persone incontrate e ascoltate, non ultime le comunità etniche. Possono essere fatte in occasione delle feste patronali, oppure organizzando una veglia di Pentecoste in prefettura, magari in un luogo all’aperto del quartiere.

Vi vorrei dare due consegne, alla fine di questa presentazione delle linee pastorali. Si tratta di qualcosa a cui vi potete dedicare già a partire da questa estate, ma che vi invito a coltivare sempre, anche durante il cammino pastorale, perché ci aiuteranno molto.

La prima consegna è prepararsi all’ascolto attraverso l’esercizio del silenzio. Non ascolteremo cose effimere o di poca importanza, ma storie di vita personali, realtà delicate da maneggiare, davanti alle quali bisogna togliersi i sandali perché molto amate dal Signore. Il silenzio è necessario, direi indispensabile, per non affrontare tutto questo con superficialità.

La seconda consegna è meditare Evangelii nuntiandi di Paolo VI. La ricchezza di quel documento, così spesso sottolineata da Papa Francesco, è di straordinaria attualità anche per noi oggi.

Buon cammino!

di Angelo De Donatis

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16 settembre 2019

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