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Abe in difficoltà

· Crolla la popolarità del premier giapponese al centro di un’inchiesta ·

La maggior parte dei giapponesi è convinta che il primo ministro Shinzo Abe sia responsabile della vicenda di documenti alterati al centro di un’inchiesta per un caso di clientelismo. Il 66,1 per cento degli intervistati nel sondaggio condotto dall’agenzia di stampa Kyodo ha dichiarato di ritenere il premier responsabile della manipolazione dei documenti, mentre solo il 25,8 per cento ha dichiarato di non essere d’accordo.

Un sondaggio della Nippon Tv ha rilevato che il sostegno ad Abe è crollato di circa 14 punti dal mese scorso e oggi si aggira intorno al 30 per cento, il più basso da cinque anni a questa parte, ovvero da quando Abe è a capo del governo. Si tratta di un dato che corrisponde a meno della metà del picco del 66 per cento ottenuto nell’aprile 2013, ovvero quando le politiche cosiddette “Abenomics” avevano iniziato a risollevare il Giappone da decenni di perdurante deflazione.

Il primo ministro si ritrova a vivere la peggiore crisi politica da quando è entrato in carica nel 2012. Abe e il ministro delle finanze Taro Aso sono stati oggetto di accuse da quando il ministero delle finanze il 12 marzo scorso ha dichiarato di aver alterato i documenti relativi a una vendita di terreni demaniali all’operatore scolastico Moritomo Gakuen, operatore che aveva già dei precedenti legami con la moglie del primo ministro. Nel 2013 la scuola intendeva ampliare l’asilo nido attraverso l’acquisto di un terreno di proprietà del governo. La scuola è stata poi in grado di negoziare un contratto di locazione di dieci anni nominando Akie Abe (la moglie di Shinzo Abe) come preside onorario.

Lo scandalo ha avuto inizio quando il giornale «Asahi Shimbun» il 9 febbraio 2017 ha riportato che il governo centrale aveva venduto la proprietà di 8770 metri quadrati alla Moritomo Gakuen per circa 134 milioni di yen (circa un milione di euro), ovvero un prezzo che corrisponde al 14 per cento del valore stimato del terreno. Il ministero delle finanze ha poi spiegato che tutti i registri della transazione erano stati distrutti, a parte il contratto stesso, in conformità con le leggi che prevedono un minimo di un anno di conservazione dei documenti governativi.

I riferimenti ad Abe, a sua moglie e al ministro delle finanze Aso furono rimossi dai registri della vendita dal ministero delle finanze, come dimostrano le copie dei documenti rilasciati dal ministero stesso due settimane fa.

La scuola elementare in questione è stata a lungo oggetto di dibattito mediatico anche per via della tendenza a idee di estrema destra: succede infatti che in quella scuola i bambini di 3 e 5 anni cantino l’inno nazionale rivolgendosi al ritratto dell’Imperatore, e si esorti a sacrificare la propria vita per lo stato.

Da quando il ministero ha ammesso di alterare i documenti (il 12 marzo scorso) centinaia di persone hanno preso a manifestare regolarmente ogni giorno davanti l’ufficio del primo ministro, chiedendo non solo le dimissioni di Abe e Aso ma anche che davanti al parlamento venga convocata a testimoniare la moglie del premier. Anche i partiti di opposizione chiedono ora le dimissioni di Abe, e la vicenda potrebbe minare ulteriormente le speranze del capo del governo di ottenere un terzo mandato triennale come capo del proprio partito nell’elezione che si terrà a settembre.

Il sondaggio della Nippon Tv ha rilevato anche che il 61 per cento degli intervistati vorrebbe subito le dimissioni di Aso, contro il 29 che non lo ritiene necessario. Aso ha ripetutamente rifiutato di concedere le dimissioni scaricando la responsabilità per la vendita del terreno su Nobuhisa Sagawa, ovvero colui che è stato a capo della divisione che ha presentato i documenti della compravendita del terreno in questione, e che tra l’altro si è già dimesso da capo dell’ufficio interno al ministero delle finanze due settimane fa.

Circa due terzi di coloro che hanno risposto al sondaggio ritiene che i funzionari del ministero delle finanze abbiano manipolato i documenti a causa di pressioni politiche o per volontà dell’amministrazione Abe. Solo il 14 per cento degli intervistati ha accettato la spiegazione ufficiale secondo cui le modifiche ai documenti sono state fatte affinché coincidessero con la testimonianza sulla materia di un alto funzionario del ministero.

da Tokyo Cristian Martini Grimaldi

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19 maggio 2019

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