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Abbiamo bisogno
di un cuore nuovo

· All’udienza generale il Papa conclude le riflessioni sui dieci comandamenti ·

Una trasformazione della «negatività letteraria nell’espressione dei comandamenti — “non rubare”, “non insultare”, “non uccidere” — in un atteggiamento positivo: amare, fare posto agli altri nel mio cuore, tutti desideri che seminano positività». È «questa «la pienezza della legge che Gesù è venuto a portarci». Con questa sottolineatura Papa Francesco ha concluso il ciclo di catechesi dedicate al Decalogo.

Mosè riceve i dieci comandamenti (da un manoscritto carolingio del nono secolo)

All’udienza generale di mercoledì 28 novembre, nell’Aula Paolo VI, il Pontefice ha commentato il brano biblico tratto dalla lettera di Paolo ai Galati (5, 16-18. 22-23) sulla legge nuova in Cristo e i desideri secondo lo Spirito.

Alla fine del «percorso sui dieci comandamenti — ha esordito il Pontefice — possiamo utilizzare come tema-chiave quello dei desideri, che ci permette di ripercorrere il cammino fatto e riassumere le tappe compiute». Un itinerario partito «dalla gratitudine come base della relazione di fiducia e di obbedienza», visto che «Dio non chiede niente prima di aver dato molto di più» e «ci invita all’obbedienza per riscattarci dall’inganno delle idolatrie»; mentre al contrario «cercare la propria realizzazione negli idoli di questo mondo ci svuota e ci schiavizza». Ecco allora come «ciò che dà statura e consistenza» agli uomini «è il rapporto con Lui che, in Cristo», li «rende figli a partire dalla sua paternità».

Tutto ciò, ha proseguito il Papa, «implica un processo di benedizione e di liberazione» attraverso «il riposo vero, autentico»; di modo che, una volta liberata, la vita «diventa accoglienza della nostra storia personale» e riconciliazione «con ciò che abbiamo vissuto, facendoci adulti e capaci di dare il giusto peso alle realtà e alle persone della nostra vita. Per questa strada entriamo nella relazione con il prossimo che, a partire dall’amore che Dio mostra in Cristo è una chiamata alla bellezza della fedeltà, della generosità e della autenticità».

Da qui la necessità, secondo Francesco, di «un cuore nuovo», attraverso un “trapianto” che si realizza con «il dono di desideri nuovi seminati in noi dalla grazia di Dio, in modo particolare attraverso i comandamenti portati a compimento da Gesù. Infatti, nella contemplazione della vita descritta dal Decalogo, ossia un’esistenza grata, libera, autentica, benedicente, adulta, custode e amante della vita, fedele, generosa e sincera, noi, quasi senza accorgercene, ci ritroviamo davanti a Cristo». Dunque le “dieci parole” sono per il Pontefice in ultima analisi la “radiografia” di Gesù, una sorta di «negativo fotografico che lascia apparire il suo volto».

L'udienza generale

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16 luglio 2019

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