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Per abbattere il muro del silenzio

· Dai vescovi francesi una nuova guida contro la pedofilia ·

«L’attualità ci ha spinti ad andare oltre, accentuando la vigilanza e prendendo maggiormente in considerazione gli atti passati, non denunciati o ritenuti prescritti, che continuano per lungo tempo a fare soffrire le vittime». È quanto spiega il presidente della Conferenza episcopale francese (Cef), monsignor Georges Pontier, arcivescovo di Marsiglia. In questi ultimi mesi, in effetti, sono emersi in Francia nuovi casi di pedofilia, risalenti a tanti anni fa, che coinvolgono chierici e preti. «Di recente — sottolinea monsignor Pontier — le norme della giustizia statale ed ecclesiale sono state rafforzate. La Cef ha istituito nuovi strumenti affinché ogni pedofilo colpevole sia messo in grado di non commettere più azioni recidive nell’ambito di una missione ecclesiale». Nel 2016, in seguito alle decisioni prese durante l’assemblea plenaria di primavera, è stata creata una commissione nazionale di esperti indipendenti, presieduta da un laico, Alain Christnacht, consigliere di stato onorario. E una nuova edizione aggiornata della guida «Lottare contro la pedofilia» arricchisce i mezzi di lotta attiva contro questa piaga, indirizzandosi a tutti coloro che lavorano con ragazzi e bambini. Elaborato dalla “cellula di lotta contro la pedofilia” presieduta da monsignor Luc Crepy, vescovo di Le Puy-en-Velay, questo sussidio offre dei punti di riferimento e apre prospettive per impedire nuovi casi di abusi sessuali di cui possano essere vittime bambini e giovani.

In che modo si può affrontare un tema così sensibile? All’inizio del libretto, viene proposta una serie di consigli alle persone che lavorano a contatto con i minori, per sviluppare una «sana relazione educativa», un legame di fiducia che non degeneri in una situazione di prevaricazione. Gli autori della guida propongono vari criteri: una relazione educativa casta, che non eserciti nessuna forma di forza o di dominio sull’altro, vissuta nell’apprendimento della libertà, in una dinamica di alleanza, dove l’educatore si mette in disparte affinché cresca la persona di cui si prende cura, e infine un’apertura al senso della legge, che aiuti a stabilire una distanza tra il soggetto e i suoi immediati desideri. Tre divieti fondamentali strutturano in maniera decisiva le relazioni educative: la fusione, la menzogna e la violenza, a cui corrispondono in modo positivo la giusta distanza, la verità e il rispetto.

Come e perché una relazione educativa tra un adulto e un giovane può degenerare? «Non esiste una semplice risposta a questa domanda», affermano gli autori, in quanto la pedofilia è un fenomeno complesso, che implica aggressori dei quali non esiste un profilo tipo. Ciò nonostante, gli atti di abusi compiuti contro bambini — o adulti — ignorano totalmente i due seguenti criteri, cancellando così ogni considerazione etica: la libertà e l’uguaglianza tra i soggetti. «Non esistono desiderio, consenso e reciprocità, che fanno spazio allo spavento, l’angoscia e la paura», precisano i membri della cellula di lotta contro la pedofilia.

In un capitolo che riguarda gli aggressori, la guida non teme di affrontare un tema molto spinoso, spesso evidenziato dai media: il legame che esisterebbe tra pedofilia e celibato, in particolare il celibato sacerdotale. «I fatti sono irrevocabili, ci sono più casi di pedofilia che coinvolgono uomini sposati che persone celibi», afferma la cellula di lotta contro la pedofilia, che dipende direttamente dalla Cef, consapevole che «questa osservazione va contro un’opinione molto diffusa secondo la quale il matrimonio dei preti sarebbe la soluzione per impedire a quest’ultimi di compiere atti pedofili». Le tendenze o pulsioni dei pedofili «sono dell’ordine della perversione, indipendentemente dal fatto che siano sposati o celibi», spiegano gli autori della guida, riconoscendo tuttavia che la scelta del celibato sacerdotale «non è sempre facile da vivere nella sua durata e di fronte a incontri imprevisti». Se, da un lato, condividono l’esigenza al richiamo di un atteggiamento irreprensibile da parte dei sacerdoti, i vescovi sottolineano però che questo è il caso della stragrande maggioranza dei preti in Francia.

La guida, composta da una sessantina di pagine, fornisce anche riferimenti giuridici, elencando nei particolari le varie sanzioni penali della giustizia statale che puniscono gli atti di pedofilia, e anche le sanzioni previste dal diritto canonico. Praticamente, riassume la guida, «quando un chierico è oggetto di procedimenti penali da parte dello stato, il vescovo dovrà innanzitutto prendere misure provvisorie per sospenderlo dalle sue funzioni oppure limitare le sue attività, e riferirà subito alla Congregazione per la dottrina della fede, che deciderà se giudicare il caso oppure rinviarlo per giudizio al vescovo coinvolto». In ogni caso, aggiunge la guida, «bisognerà preferibilmente prendere una decisione su eventuali sanzioni canoniche solo dopo la fine della procedura statale». Nello stesso capitolo, intitolato «L’inaccettabile», i vescovi francesi non esitano ad affrontare un tema che riguarda tutte le persone implicate nei casi di pedofilia: il silenzio. Quello della vittima, ovviamente, ma anche dell’aggressore, dei suoi genitori e delle istituzioni, tra cui, certamente, la Chiesa. Oltre all’evidenziare i traumi gravi e postumi che le aggressioni e gli abusi sessuali provocano a bambini e ragazzi, «i ricercatori hanno anche dimostrato il ruolo pernicioso del silenzio in questi casi. Abbattere il muro del silenzio contro il quale urtano le vittime diventa così una priorità assoluta». Cosa c'è di più difficile, in effetti, per queste persone, di denunciare, soprattutto quando l’aggressore esercita su di loro un’autorità, oppure quando questi è un riferimento morale agli occhi di tutti, tale da non poter essere accusato di nulla? Nei confronti dei suoi familiari, un bambino tace perché si sente egli stesso colpevole, oppure perché crede che ciò che ha subito sia normale. Per quanto riguarda la Chiesa, essa è tra le istituzioni «le cui fama e immagine sono potute sembrare più colpite dalla denuncia pubblica degli abusi riguardanti una o più persone», notano gli autori della guida, deplorando che certi membri della Chiesa ritengano che «chiamarla in causa equivale a svalorizzarsi».

La seconda parte della guida riguarda gli atteggiamenti da adottare, seguendo tre vie: prevenire, agire e reagire, comunicare. Animati dall’esigenza di limpidezza, gli autori presentano chiaramente la posizione della Chiesa in Francia su argomenti molto complessi quali l’articolazione tra obbligo di denunciare fatti di cui si è a conoscenza e il segreto d’ufficio, facoltà riconosciuta, nel diritto francese, ai ministri di culto. «Stante la giurisprudenza attuale, ricorda la guida, occorre precisare da una parte che il segreto di ufficio si applica certamente alle confidenze fatte durante la confessione a un ministro di culto, escluso ogni fatto di cui si è venuto a conoscenza nell’ambito di un’indagine canonica o ammesso in modo non spontaneo; e dall’altra parte che il segreto di ufficio non può essere addotto in modo da contrapporsi alle indagini materiali dal giudice istruttore, che deve disporre della cooperazione di ognuno, senza eccezioni, nella ricerca della verità».

Per quanto riguarda le azioni da intraprendere, gli educatori sono chiamati a non dimenticare che «la protezione del bambino e del giovane è la priorità assoluta: sin dall’inizio ci si sposterà dal lato della vittima e del più debole». Ma non spetta all’educatore condurre lui stesso un’indagine, che rientra nelle competenze dei servizi sociali o della polizia. Inoltre, se ci sono sospetti a proposito di un sacerdote o di una persona impegnata nella Chiesa, nel caso in cui non si sa chi bisogna avvertire, «è sempre possibile rivolgersi al vescovo o al vicario episcopale», suggerisce la guida. In effetti, «quando molti anni dopo scoppia un caso, tanti sono quelli che si ricordano di aver notato qualcosa ma, non sapendo chi chiamare, sono rimasti muti». Riguardo all’aggressore, «occorre prevenire ogni situazione di rischio, allontanandolo definitivamente da ogni contatto con bambini e giovani e garantendogli un’attività professionale stabile e un’integrazione sociale duratura. Questo nuovo posto nella società, però, deve essere monitorato con la massima vigilanza, anche dopo tanti anni senza recidiva».

Infine, gli autori della guida sottolineano il ruolo della comunicazione come parte del dispositivo di lotta contro la pedofilia. In nessun caso — scrivono — essa deve cercare di difendere a prescindere l’istituzione. È «un sospetto persistente che ancora può esistere nella mente dei media e del pubblico», ammoniscono i vescovi, secondo i quali «il mezzo più efficace per eliminare questo sospetto è accettare che questa comunicazione sia un’occasione di riconoscere delle debolezze, se non addirittura delle colpe, nell’azione della Chiesa». Nel concludere, la cellula di lotta contro la pedofilia ritiene del resto che «la Chiesa non può fare a meno di una serena lucidità, rinunciando a ogni autocompiacimento rigido». Più che altro, deve tornare a essere «una casa sicura» per i bambini e i giovani. Questa è la ragione d’essere del documento: strumento di informazione, di riflessione, guida per agire, va condiviso in squadra e lavorato in gruppo.

da Parigi

Charles de Pechpeyrou

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07 dicembre 2019

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