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Abbattere
i muri dell’indifferenza

· L’appello dei leader religiosi riuniti a Madrid ·

«Siamo preoccupati per le future generazioni, perché vediamo consumarsi l’unico pianeta di tutti come se fosse solo di alcuni, perché vediamo riaffacciarsi il culto della forza e le contrapposizioni nazionalistiche, che hanno creato grandi distruzioni nella storia, perché il terrorismo non cessa di colpire gente inerme, perché sembra indebolito il sogno di pace». È un grido d’allarme quello lanciato ieri sera dai leader delle religioni che da tutto il mondo hanno raggiunto Madrid per l’incontro internazionale della Comunità di Sant’Egidio intitolato, nello “spirito di Assisi”, «Pace senza confini». In piazza dell’Almudena, a conclusione dell’evento, è stato letto un appello: una grande invocazione per uscire dai recinti, da frontiere che diventano prigioni e barriere, per riscoprire il mondo come “una casa comune”.

Dopo aver ascoltato «il lamento silenzioso di chi è lasciato fuori dal benessere, nelle guerre, in terre dove non cresce più niente, come se non fosse un uomo o una donna come noi», è compito dei rappresentanti delle fedi — a trent’anni dalla caduta del Muro di Berlino che aveva dato tanta speranza al mondo — dare voce a chi è vittima dei troppi conflitti ancora in corso, dire “no” all’estremismo religioso e alla «tentazione antica di credere che i grandi problemi possano essere risolti da soli». La sicurezza, gli spostamenti di popolazioni, la sostenibilità del pianeta, il riscaldamento globale, la fine del rischio nucleare, la riduzione delle disuguaglianze, sono problemi «ben più vasti di una sola nazione». C’è bisogno di dialogo e di cooperazione: «Non possiamo lasciare dietro al muro dell’indifferenza i più deboli, quanti colpiti dalla violenza e dal disprezzo perché diversi, perché pregano e parlano in un’altra lingua. Non possiamo lasciare sperperare in maniera incosciente aria, acqua, terra, risorse umane: così pesi e conti insopportabili si scaricano sulle future generazioni».

Dalla capitale spagnola non solo denuncia, ma anche precise sollecitazioni. I leader religiosi chiedono a tutti, ai responsabili politici, ai più ricchi del mondo, agli uomini e alle donne di buona volontà, di «fornire le risorse per evitare che milioni di bambini muoiano ogni anno senza cura e per mandare a scuola i milioni di bambini che non possono andarci. Sarà un segno di speranza per tutti. Non nascondiamoci dietro un muro di indifferenza».

L’arcivescovo di Madrid, cardinale Carlos Osoro Sierra, che ha promosso insieme alla Comunità di Sant’Egidio l’incontro, parla di giorni «in cui siamo stati incoraggiati a non essere isole, a non seminare pregiudizi, ma la pace, perché l’umanità porta iscritta in sé la vocazione della fraternità». C’è chi cerca di ripristinare i confini (in quello che padre Alejandro Solalinde, minacciato più volte dai narcotrafficanti messicani, ha definito un “tempo migrante”), ma — avverte il presidente della Comunità di Sant’Egidio, Marco Impagliazzo — «il cielo è uno solo» e a esso tutti si rivolgono, «nella disperazione come nella gioia, dai precari rifugi sotto le bombe in Siria come nel culto delle chiese, delle sinagoghe, delle moschee, dei templi».

Alla fine l’annuncio della città che ospiterà il prossimo incontro internazionale nello “spirito di Assisi”: è Roma, nel 2020.

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22 febbraio 2020

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