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Per abbattere i muri della diffidenza

«La realtà si vede meglio dalla periferia»: nella scritta su uno dei tanti striscioni di benvenuto esposti sui balconi del «serpentone» di Corviale c’è tutto il senso della visita pastorale compiuta da Papa Francesco nella parrocchia di San Paolo della Croce. Arrivato con una ventina di minuti di anticipo sul programma, il vescovo di Roma ha trascorso circa tre ore e mezzo in questo quartiere della periferia occidentale assurto a simbolo di degrado, di disagio e di emarginazione.

Proprio per abbattere il muro di diffidenze, di pregiudizi e di paure che hanno marchiato il palazzone, il Pontefice ha voluto percorrerne il perimetro lungo tutta via Poggio Verde, a bordo dell’utilitaria con cui è arrivato dal Vaticano. Una folla di fedeli lo ha salutato affacciandosi dalle finestre e riversandosi lungo le strade, sperando in una fermata fuori percorso, mobilitati da “Corviale domani”, la comunità che coordina le associazioni impegnate a promuovere la riqualificazione del territorio in collaborazione con la parrocchia.

Sceso dall’automobile, il Papa ha ricevuto il benvenuto dal parroco don Roberto Cassano, dall’arcivescovo De Donatis, vicario di Roma, dal vescovo Paolo Selvadagi, ausiliare per il settore ovest. Accompagnato dall’aiutante di camera Pier Giorgio Zanetti e dal reggente della prefettura della Casa pontificia monsignor Leonardo Sapienza, il Papa è stato accolto anche dai collaboratori parrocchiali don Eberth Antonio Carranza Segura e don Moisés Enrique Cardoso, dal vicario cooperatore don Gabriele Petreni e da don Giuseppe Cinotti. Questi ultimi due preti appartengono alla fraternità dell’Incarnazione, che vivendo un carisma di condivisione di vita negli ambienti dove maggiori sono le difficoltà, abitano all’interno del «kilometro», altro nome con cui è conosciuto Corviale.

Dopo aver salutato i fedeli assiepati dietro le transenne, riservando particolari gesti di affetto ai piccoli Diego di tre mesi e Giada di cinque, il vescovo di Roma ha raggiunto il campetto sportivo parrocchiale per incontrare bambini e ragazzini in festa. Alcuni in tuta verde gli hanno regalato una maglia da rugby dello stesso colore, altri una della nazionale di calcio venezuelana. Scortato da quattro bimbi, tre maschietti e una femminuccia, che si sono seduti ai piedi del palco, il Papa ha dialogato con gli iscritti al catechismo, per poi trasferirsi all’interno dell’edificio parrocchiale. Qui, tra i due incontri con anziani e malati prima e detenuti poi, nel corridoio ha avuto anche modo di salutare i rappresentanti di associazioni del territorio. Infine ha confessato alcuni penitenti in sagrestia, prima di presiedere in chiesa la messa diretta da monsignor Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, assistito dall’agostiniano Paolo Benedik, della sagrestia pontificia.

«La sua presenza è un segno di attenzione per i fratelli e le sorelle che si sentono abbandonati da tutti», ha detto salutandolo alla fine del rito don Cassano, che si considera «parroco di due chiese: una ad intra, frequentata da un piccolo gruppo di fedeli, che cercano di vivere con serenità la propria fede mettendosi a disposizione generosamente dei più bisognosi; e poi c’è la chiesa ad extra, questo palazzo con i suoi tanti problemi, ma con altrettante brave persone che per i motivi più disparati non frequentano questo luogo». Tra i doni offerti al vescovo di Roma in ricordo della visita, un quadro del «serpentone» realizzato con pezzi di legno colorati su uno sfondo azzurro, simbolo di speranza, e una scultura sferica in cui due mani abbracciano un volto sofferente, intitolata «La misericordia del pastore».

di Gianluca Biccini

Visita Pastorale del Santo Padre alla Parrocchia romana "San Paolo della Croce"

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22 aprile 2018

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