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A San Miniato va in scena la complicata sarabanda di Bergman

· Dal cinema al palcoscenico ·

Una danza «quietamente demoniaca» la definisce Marco Vallora nella lunga lettera al regista che correda il programma di sala; la Sarabanda che dà il titolo all’ultimo film di Ingmar Bergmar — e alla riduzione teatrale in programma fino al 27 luglio alla Festa del Teatro di San Miniato — è un intreccio lento e farraginoso di «non so» e «scelgo di non scegliere» che blocca i protagonisti in uno stallo soffocante, un cupo cerimoniale «danzato» insieme per anestetizzare la paura e l’angoscia, dove tutto si muove per tornare al punto di partenza.

«Ciò che stavo scrivendo — spiega lo stesso Bergman nel film-intervista Intermezzo (2001) — si intitolava Tentativo di analisi di una situazione complicata , proprio il titolo ideale per attirare il pubblico! Iniziai a scrivere questo soggetto con un sincero desiderio di trovare una forma giusta per questa storia incredibilmente complicata e per molti versi terribile. Cercai di trovare una forma molto rigorosa, perché se si ha un materiale vasto e ingombrante, estremamente complesso, allora lo si deve collocare in una forma rigorosa. Erland Joseph lo ha definito “il nostro progetto per sopravvivere”».

In Sarabanda ritroviamo Johan e Marianne, protagonisti di Scene da un matrimonio , molti anni dopo la loro separazione; l’età avanzata regala un’intensità e una freschezza impreviste al loro rapporto, sintetizzate magistralmente dal goffo e struggente abbraccio iniziale, frenato dall’artrite e dal dolore per la banalità del proprio male («Ho vissuto una vita comoda e orrenda» confessa Johan).

Per fortuna la riduzione teatrale firmata da Massimo Luconi e interpretata da Giuliana Lojodice, Massimo De Francovich, Luca Lazzareschi e Clio Cipolletta è destinata a una lunga tournée invernale, e in molti potranno apprezzarne la scarna bellezza. Chi vedrà lo spettacolo a San Miniato potrà trovare un’acuta e sintetica «recensione» alla piéce tra le massime che decorano la splendida facciata del Seminario, a pochi metri dal palco: Sumus in minimis cauti, in maximis negligentes, in omnibus sine prudentia , prestiamo attenzione a cose irrilevanti e trascuriamo ciò che è davvero importante.

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26 maggio 2018

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