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A Davos nasce l'asse Merkel-Cameron

· La Cina si dice pronta a raddoppiare le importazioni entro i prossimi cinque anni ·

A Davos, dopo quello franco-tedesco, pare nascere un nuovo asse tra Berlino e Londra. Il cancelliere tedesco Angela Merkel e il premier britannico David Cameron sono infatti d’accordo: l’indebitamento è il vero nemico da abbattere per l’Europa. «La nostra priorità numero uno deve essere di sconfiggere lo spettro di massicci debiti sovrani», ha detto Cameron al Forum economico mondiale. «L’eccessivo debito è la maggiore minaccia per la prosperità», gli ha fatto eco poco dopo Merkel, schierandosi con il presidente francese Sarkozy a difesa della moneta unica: «difenderemo l’euro» che è un pilastro dell’Europa.

Per il cancelliere tedesco «non c’è una crisi dell’euro, ma del debito». Berlino ha optato per una politica di estremo rigore senza rinunciare a una crescita record lo scorso anno. «Le misure di risparmio e crescita non sono in contraddizione», ha detto Merkel rivolta ai top manager e politici riuniti nella stazione alpina svizzera. Anche per Cameron sbagliano coloro che sostengono che i risparmi di spesa e le politiche per favorire la crescita siano alternative.

Per il premier britannico l’Europa ha bisogno di un cambio di direzione, di un’apertura dei mercati e della regolamentazione. «Abbiamo bisogno — ha detto — di decisioni coraggiose, non da ultimo sulla deregolamentazione. Potremmo aggiungere fino a 180 miliardi di euro all’economia europea». Il premier ha difeso la necessità di un vero mercato unico europeo e di un accordo sulla liberalizzazione del commercio. Il cancelliere tedesco ha difeso la visione di un’Europa unita da una maggiore collaborazione e più competitiva. Merkel ha messo in guardia dal protezionismo e ha rivolto un appello alla conclusione entro l’anno dei negoziati dell’Organizzazione mondiale del commercio (Wto) per la liberalizzazione degli scambi. Sulla stessa lunghezza d’onda, Cameron ha definito il 2011 l’anno della verità per le trattative della Wto. «Ma per un’intesa — ha sostenuto — le dichiarazioni non bastano e servono proposte concrete sul cotone, le misure di salvaguardia in agricoltura, sui beni industriali e sui servizi».

Di fronte alla platea mondiale di Davos è intervenuto anche il segretario al Tesoro statunitense, Tim Geithner. Il nodo dei conti pubblici la cui traiettoria è insostenibile è al centro delle preoccupazioni oltreoceano. «Ma — ha spiegato Geithner — dobbiamo essere sicuri di non danneggiare la ripresa economica. Non possiamo assumerci rischi di incidere negativamente sulla ripresa»

Tra gli interventi di ieri, quello del ministro italiano dell'Economia, Giulio Tremonti, il quale ha ribadito che l’Europa deve risanare i conti pubblici e ridurre gli eccessi di burocrazia e di regole, ma allo stesso tempo «conservare e garantire il welfare state e la democrazia». Quello di Tremonti è stato un intervento partito dall’analisi della crisi finanziaria e dalle sue conseguenze sulle economie avanzate . «Siamo abbastanza giovani — ha detto il ministro italiano — per vedere il nuovo mondo del g20 ma anche abbastanza vecchi per ricordare il mondo del g7». Un mondo che era unificato da tre codici, linguistico (l’inglese), monetario (il dollaro) e politico (la democrazia occidentale) che oggi non sono più accettati nel g20. Esiste anzitutto — ha inoltre sottolineato — una base teoretica per interpretare la nuova realtà postcrisi. E qui il ministro ha fatto riferimento all’enciclica Caritas in veritate , una «fabula mundi» che è analisi della nuova architettura geopolitica.

Che il nuovo scenario dipinto da Tremonti sia già una realtà è dimostrato dal ruolo da protagonista avuto dalla Cina a Davos. Anche ieri gli esponenti di Pechino hanno rubato la scena, annunciando che nei prossimi cinque anni il loro Paese è pronto a raddoppiare le importazioni. Una mossa, quella comunicata dal ministro degli Esteri, Chen Deming, che permetterà al Paese di «fare la propria parte nella ripresa globale». Il nostro sviluppo — ha detto il ministro — «ha bisogno di essere condiviso. Per questo motivo nei prossimi dieci anni la Cina si mostrerà ancora più aperta concentrandosi sulle compagnie cinesi che investono all’estero e sull’aumento dei consumi interni». Segnali positivi, quindi, che — secondo gli analisti — manifestano l’intenzione del gigante asiatico di riequilibrare l’economia globale e di limitare la dipendenza della Cina dalle esportazioni. Più volte, infatti, Paesi industrializzati come gli Stati Uniti avevano lamentato gli squilibri delle bilance internazionali: nel 2010 il deficit commerciale accumulato dagli Stati Uniti nei confronti della Cina ha raggiunto nuovamente il record di 195 miliardi di euro già registrato del 2008.

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