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​28 ottobre 1965, una giornata storica

Promulgazione del Decreto sui doveri pastorali dei vescovi (28 ottobre 1965)

Fu davvero storica la giornata del 28 ottobre 1965, quando in concilio Paolo VI promulgò, dopo le votazioni, ben cinque documenti conciliari: sui vescovi (Christus dominus), sul rinnovamento della vita religiosa (Perfectae caritatis), sulla formazione dei sacerdoti (Optatam totius), sull’educazione cristiana (Gravissimum educationis) e sui rapporti con le altre religioni (Nostra aetate). Gli schemi dei primi quattro testi — tre decreti e una dichiarazione — vennero approvati quasi all’unanimità, mentre la dichiarazione sulle religioni non cristiane fu votata comunque da una larghissima maggioranza. Progettata inizialmente come un testo sulle relazioni con l’ebraismo, la Nostra aetate aveva inizialmente sollevato opposizioni molto forti, per ragioni di portata soprattutto politica ma anche teologica. Grazie a lunghe e pazienti mediazioni, lo schema ebbe infine il titolo De ecclesiae habitudine ad religiones non Christianas perché fu appunto esteso, in cinque brevi paragrafi, ai rapporti con le altre religioni; in particolare, il secondo paragrafo fu dedicato alle varie religioni non cristiane, il terzo a quella musulmana e il quarto all’ebraismo. «I padri — scrisse in una efficace Storia del concilio (1967) il giornalista Gian Franco Svidercoschi, che aveva seguito per l’agenzia Ansa tutti i lavori del Vaticano II — furono subissati da una colluvie di libelli antisemiti (“Nessun Concilio, nessun Papa può condannare Gesù, la Chiesa cattolica apostolica romana, i Pontefici ed i Concilî più illustri. La dichiarazione sugli ebrei comporta implicitamente questa condanna. Per questo deve essere rigettata” era il titolo di un pamphlet, inviato da una trentina di organizzazioni cattoliche e cristiane di diversi paesi, alcune delle quali, poi, dovevano smentire di averlo sottoscritto)». In una prima votazione, che si tenne il 15 ottobre, il testo completo ottenne su 2023 votanti 1763 placet, 250 non placet e dieci voti nulli. «Il Papa — continua Svidercoschi — stabilì senza indugio di sottoporre anche questa dichiarazione allo scrutinio conclusivo nella sessione pubblica del 28 ottobre. Quel giorno, dopo la lettura e la votazione dei cinque schemi il Pontefice concelebrò la messa con 24 Padri» e tenne l’omelia che pubblichiamo in questa pagina. «Di lì a poco fu annunziato l’esito dei singoli scrutini. L’ultimo, il più atteso, fu seguito da un lungo applauso. 2312 padri avevano votato la dichiarazione sulle “relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane”: 2221 placet, 88 non placet e tre nulli. Nel giro di due settimane, perciò, i tanti temuti 250 no si erano assottigliati del 65 per cento» conclude Svidercoschi. La paziente fermezza e il coraggio di Paolo VI avevano ancora una volta ottenuto il risultato di una larghissima convergenza su uno dei testi più caratterizzanti e significativi del Vaticano II.

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