· Città del Vaticano ·

Una lettura “indiana” dell’enciclica «Fratelli tutti»

Se Francesco
incontra Ghandi

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14 dicembre 2020

Anche in India la gente ha letto Fratelli tutti, trovando l’enciclica molto istruttiva, educativa ed edificante. Quando ho inviato una copia dell’enciclica ai miei amici indù, una di loro, che ha dedicato la vita al lavoro per la pace e anima un grande movimento per la pace chiamato Shanti Ashram (“Casa della pace”), mi ha subito scritto chiedendo di aiutare i giovani membri dell’Ashram di approfondire lo spirito dell’enciclica e motivarli all’azione concreta a favore della pace. Ho accettato. Sono stati in cinquecento a iscriversi, e dal momento che il “teleseminario” ammetteva solo un numero limitato di partecipanti, alla conferenza del 7 novembre scorso hanno assistito alcune centinaia di persone. A tutti era stato chiesto di leggere l’enciclica per prepararsi. A un gruppo di cinque giovani, tra cui un musulmano e un cristiano, è stato chiesto anche di commentare brevemente il testo dell’enciclica.

I giovani sono rimasti colpiti dal messaggio di speranza del Santo Padre. I ragazzi si sentono incoraggiati quando viene detto loro che nella società nessuno è inutile o non desiderato. Hanno detto che il Santo Padre si concentra sul potenziale del contributo di ogni persona alla società. I giovani hanno dichiarato ripetutamente di amare il Papa e di tenere a lui; le barriere delle religioni non possono impedire loro di unirsi nel movimento proposto profeticamente dal Papa in Fratelli tutti. I giovani hanno apprezzato il pensiero del Santo Padre, che invita «tutti a stare insieme, anche quanti sono fuori dall’ovile cattolico».

I giovani indù in particolare hanno letto Fratelli tutti con attenzione per quanto è scritto “tra le righe”: «L’incontro del quale scrive il Santo Padre non toglie lo spazio per il silenzio nella nostra vita»; il sistema religioso indù dà importanza alla meditazione, alla contemplazione e al silenzio nella pratica della religione. I giovani hanno ritenuto anche che il covid-19 possa essere visto come un’opportunità di arricchimento per tutti, ed è ciò che Papa Francesco ha fatto attraverso il suo messaggio in Fratelli tutti.

La menzione del Mahatma Gandhi alla fine del documento da parte del Santo Padre ha suscitato particolare entusiasmo tra i giovani in India; hanno letto il testo e riflettuto su di esso nel contesto delle loro rispettive tradizioni religiose. Sono rimasto sorpreso dalle intuizioni dei giovani e dal loro amore e affetto per il Santo Padre, espressi in modo esplicito durante il seminario in rete. Lo hanno definito una “voce morale” unica nel mondo attuale. La comunità dei Focolari, che intrattiene rapporti di amicizia con l’Ashram, è stata una presenza incoraggiante al teleseminario. I giovani hanno chiesto un altro incontro per esaminare più in profondità la ricchezza dell’enciclica e l’urgenza di applicarla.

Desidero aggiungere un’osservazione sul Mahatma Gandhi, poiché il Santo Padre ha toccato il cuore di molti, specialmente in India, attribuendo la sua ispirazione a scrivere Fratelli tutti anche al Mahatma Ghandi, che viene onorato come Rashtrapita ovvero “Padre della Nazione”.

In Fratelli tutti Papa Francesco parla del ruolo della politica nella società. Riesco a immaginare il ricco dialogo che si sarebbe svolto se il Mahatma avesse incontrato Papa Francesco. Il Mahatma Gandhi sosteneva in modo chiaro e forte che non si può identificare la religione con la politica, né si può separare la politica dalla religione. Ha suggerito con fermezza che tutta la politica sia accompagnata dalla propria spiritualità. Ha spiegato che solo le fondamenta religiose possono aiutarci ad analizzare con onestà e in profondità qualsiasi risposta politica necessaria a risolvere i problemi. Gandhi ha motivato il suo pensiero politico facendo ricorso al proprio patrimonio spirituale indù, soprattutto al triplice sentiero per la liberazione nel Bhagavad Geeta (un sentiero di fede, ragione e azione).

Nel suo messaggio per la Giornata mondiale della pace dello scorso anno (1° gennaio 2019) il Santo Padre ha riflettuto sul ruolo della «buona politica [...] al servizio della pace». Chi detiene incarichi politici, ha scritto il Santo Padre, deve esercitare la sua funzione al servizio degli altri, basando il suo lavoro sulle fondamenta della carità e delle virtù umane. Anche il Mahatma Gandhi riteneva che l’impegno politico dovesse essere un generoso servizio e definiva ogni servizio generoso una preghiera a Dio. La politica non è né per l’autogratificazione né per gli interessi acquisiti del partito politico; l’impegno in politica deve essere una testimonianza della verità appresa sulla base delle proprie convinzioni religiose (così come viene insegnato ufficialmente dalle diverse tradizioni religiose). Secondo Gandhi, la natura della politica non è né puramente secolare né totalmente distaccata dalla propria spiritualità. Fondamentalmente la politica riguarda l’azione; tuttavia nessuna azione è mai neutrale; si basa su una incrollabile saggezza, che è indispensabile prima di agire. Pertanto, la preghiera ha un ruolo essenziale nella vita della persona.

Non si deve sottovalutare l’influenza che ha avuto nostro Signore Gesù Cristo sulla vita del Mahatma Gandhi. Il discorso della Montagna (Matteo 5) fu molto importante per lui, ed egli affermò con forza che le Beatitudini continuano a essere un’ispirazione indispensabile per tutto l’insegnamento sociale. Come indù impegnato, Gandhi era affascinato dal principio morale e dal simbolo etico di Gesù. Scrisse: «Posso dire di non essere mai stato interessato a un Gesù storico. Non mi importerebbe nemmeno se qualcuno dimostrasse che l’uomo chiamato Gesù in realtà non visse mai e che quanto si legge nei Vangeli non è che frutto dell’immaginazione dell’autore. Perché il Sermone della Montagna resterebbe pur sempre vero ai miei occhi». Gandhi era sicuramente mosso all’azione profondamente spirituale, ma il suo atteggiamento era basato sui valori. Una lettura completa dei suoi scritti ci porterebbe a concludere che era affezionato alla persona di Cristo. Scrisse: «Per molti anni della mia vita ho considerato Gesù di Nazareth un grande Maestro, forse il più grande che il mondo abbia mai avuto [...]. Posso affermare che Gesù occupa un posto speciale nel mio cuore come maestro che ha esercitato una notevole influenza sulla mia vita». Il Mahatma Gandhi considerava Gesù Cristo il modello supremo da imitare.

Il Mahatma Gandhi ha proposto che ogni politico prometta di impegnarsi per la verità e la non-violenza. La non-violenza non deve essere professata solo a parole. Occorre purificare le proprie intenzioni, i propri progetti, il proprio punto di vista, i propri pensieri e le proprie convinzioni, nonché il modo in cui si risponderà alle sfide della vita; sono tutti concetti contenuti nella definizione che Ghandi dà della non-violenza.

I giovani che hanno partecipato alla riflessione orientata all’azione su Fratelli tutti, in maggioranza indù, hanno ritenuto che, come il Mahatma Gandhi, Papa Francesco desidera un’azione trasformatrice da parte di tutti nella nostra società e nel mondo attuale. Occorre affrontare le situazioni con un’azione ben ponderata e pianificata. Gandhi riteneva che non c’è alternativa: bisogna rispondere alle situazioni con la non-violenza (ahimsa), perché se alla violenza si risponde con la violenza è certo che il mondo andrà verso l’autodistruzione. Per poter dare una tale risposta non violenta, Gandhi si preparava con una vita di preghiera regolare, digiuno, silenzio e contemplazione. Egli era convinto che il non rispondere alla violenza sarebbe stato una violenza ancora più grande. Riteneva che Gesù ci ha insegnato con il sacrificio della propria vita di vivere nella logica dell’amore. Molte persone in India sanno che la vita e l’insegnamento di Gesù sono stati rivoluzionari. Si aspettano che i cristiani in tutto il mondo vivano secondo l’esempio di Gesù. Il Mahatma Gandhi ha vissuto la sua vita nella logica dell’amore perché credeva fermamente che fosse l’unica logica capace di salvare il mondo. La sua politica, il suo pensiero, le sue azioni e il suo sacrificio della vita sono una conseguenza del suo impegno verso la logica dell’amore.

di Felix Anthony Machado
Arcivescovo-Vescovo di Vasai
e segretario generale della Conferenza dei vescovi cattolici dell’India