Avviso

Questo sito utilizza cookies...
I cookies sono piccoli file di testo che aiuto a migliorare la sua esperienza di navigazione nel nostro sito. Navigando in ogni parte di questo sito lei autorizza l'utilizzo dei cookies. Maggiori informazioni sulla policy dei cookies visualizzando le Condizioni di utilizzo.

2010: Odissea per la Grecia

· Pronto a scattare, nonostante le incertezze di Berlino, un piano triennale di aiuti ·

Al g20 Papandreou rompe gli indugi e chiede aiuto all'Fmi e all'Ue

«Per la Grecia è una nuova Odissea»: usa toni forti il premier greco, George Papandreou, per descrivere l'attuale situazione dell'economia ellenica. Dopo settimane di incertezza, Atene ha rotto gli indugi chiedendo formalmente alla Ue e all’Fmi di attivare il piano di aiuti. Un piano senza precedenti, triennale, che prevede prestiti bilaterali da parte di tutti i Paesi della zona euro a un tasso del cinque per cento, per un ammontare complessivo di 30 miliardi di euro nel primo anno. A questi si aggiungeranno altri 15 miliardi del Fondo monetario.

La richiesta di Atene, in difficoltà per un disavanzo che peggiora di giorno in giorno e per tassi record sui rendimenti dei propri titoli pubblici, è arrivata ieri nel giorno in cui a Washington si riuniscono i ministri finanziari del g20 ed è già sul tavolo della Commissione Ue, che ora dovrà esprimere un parere congiunto con la Bce. Poi sarà l’Eurogruppo che all’unanimità dovrà dare il via libera formale all’attivazione del meccanismo di assistenza finanziaria messo in piedi nelle scorse settimane. Anche se resta in piedi l’ipotesi di un ok definitivo da parte dei capi di Stato e di Governo della zona euro. Bruxelles assicura che farà in fretta. «Agiremo in maniera rapida ed efficace; non prevediamo alcun ostacolo», ha detto il portavoce del commissario Ue agli affari economici e monetari Olli Rehn.

Nel frattempo, oggi, il partito cristiano-sociale bavarese (Csu), gemello della Cdu del cancelliere Merkel, ha chiesto l’uscita della Grecia dall’Ue. In un’intervista al settimanale «Der Spiegel» il capogruppo della Csu, Hans-Peter Friedrich, ha spiegato che Atene «non ha solo un problema di liquidità, ma anche problemi strutturali e di crescita», per questo motivo il Governo Papandreou «deve seriamente prendere in considerazione di uscire dall’euro», poiché una tale decisione «non può più essere dichiarata tabù».

Berlino, con le elezioni alle porte e che dovrà erogare la somma più elevata, 8,4 miliardi di euro, continua a frenare. «Il piano dovrà essere attivato solo se è realmente minacciata la stabilità della zona euro nel suo insieme», ha detto il cancelliere tedesco Angela Merkel, insistendo sul fatto che i prestiti dovranno comunque essere legati a «condizioni severe e a un programma di austerità credibile» per i prossimi anni. Programma su cui anche il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schaüble, chiede chiarezza e a cui in queste ore stanno lavorando le autorità greche insieme agli esperti della Commissione Ue, della Bce e dell’Fmi, per definire le ulteriori misure taglia-deficit che Atene dovrà prendere nel 2011 e 2012.

Per completare questo lavoro di risanamento però — spiegano a Bruxelles — ci vorranno probabilmente un paio di settimane. Senza contare che, dopo il via libera formale dei ministri dell'Eurogruppo, in alcuni Paesi della zona euro i prestiti dovranno essere autorizzati dal Parlamento. E Atene, al punto in cui si è arrivati, non può aspettare. I tempi sono stretti, perché c’è una scadenza a breve da rispettare: il prossimo 19 maggio vanno in scadenza titoli pubblici per i quali lo Stato greco dovrà pagare 8,5 miliardi di euro. Per questo si rafforza l’ipotesi di un prestito-ponte di circa dieci miliardi di euro, che dovrebbe essere erogato immediatamente da Bce ed Fmi, anticipando il vero piano di aiuti.

Intanto i mercati sembrano aver reagito bene all’annuncio di Atene. Nel corso della giornata il rendimento dei titoli di stato decennali è sceso rispetto ai livelli record di ieri, attestandosi poco sopra l’otto per cento, così come il differenziale tra il rendimento dei bond greci e il bund tedesco, ieri schizzato sopra i 600 punti. In ribasso anche il valore dell’assicurazione contro il rischio default del Paese. E mentre ci si prepara a salvare la Grecia, sale la preoccupazione per la situazione di altri Paesi della zona euro tra cui il Portogallo, la Spagna e l'Irlanda. Per il presidente della Bundesbank, Axel Weber, membro del consiglio direttivo della Bce, «esiste un rischio di contagio» che è aumentato nelle ultime settimane. «Sono troppo numerosi i Paesi che continuano ad avere deficit pubblici troppo elevati», ha detto Weber, che potrebbe succedere a Trichet sulla poltrona più alta dell’Eurotower.

EDIZIONE STAMPATA

 

IN DIRETTA

Piazza S. Pietro

22 settembre 2019

NOTIZIE CORRELATE