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150 milioni di giovani vivono in strada

· ​In Vaticano i lavori del simposio promosso dal dicastero per i migranti ·

Ogni anno 1,2 milioni di ragazzi sono vittime della tratta a scopo di sfruttamento lavorativo o sessuale. E la popolazione mondiale dei ragazzi di strada è pari a 150 milioni, il 40 per cento dei quali sono senza tetto, mentre il rimanente 60 per cento lavorano in strada per sostenere le famiglie. E trenta milioni sono quelli abbandonati. I Paesi più colpiti da questo fenomeno in America latina e Africa centrale, con cifre elevate anche nell'Europa orientale. Sono i dati forniti dal cardinale Antonio Maria Vegliò, presidente del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti e gli Itineranti, all'apertura il simposio internazionale sulla pastorale della strada, in corso in Vaticano, dal 13 al 17 settembre.

Il porporato ha ricordato come Papa Francesco abbia più volte “denunciato con forza le tragiche situazioni in cui sono costretti a vivere i bambini poveri”, incoraggiando “a compiere ogni sforzo per aiutare uomini, donne e bambini schiavizzati, sfruttati, abusati come strumenti di lavoro o di piacere, spesso torturati e tristemente mutilati” ed esortando i responsabili dei governi e le autorità civili “ad adoperarsi con decisione per rimuovere le cause di questa 'piaga vergognosa'”.

Da parte sua il cardinale ha riproposti gli Orientamenti per la pastorale della strada, con cui il dicastero nel 2007 ha affrontato in maniera approfondita l'argomento. Si tratta, ha detto, di “un fenomeno globale che in alcuni paesi e regioni ha assunto proporzioni crescenti, aggravato da una serie di cause quali la povertà e le migrazioni, la disgregazione della famiglia, l’abuso, la violenza familiare, l’abbandono, il maltrattamento e il disagio sociale”. Di conseguenza i ragazzi di strada “sono vulnerabili e cadono spesso vittime di abusi sessuali e di prostituzione, traffico, criminalità, droga e violenza delle gang”.

Inoltre la pastorale della strada riguarda un’ampia gamma di persone costrette a vivere fuori dai confini di una vita familiare normale e di una cura pastorale ordinaria. Le loro situazioni particolari richiedono quindi approcci specifici e anche grande flessibilità. Il riferimento è alla “questione delle donne e ragazze coinvolte nel circolo vizioso della prostituzione” e alla “loro liberazione”, una realtà complessa con la quale la Chiesa deve confrontarsi. Infatti, ha fatto notare il porporato, “crescenti squilibri socio-economici, reti criminali organizzate, pratiche culturali malsane, discriminazione e violenza sono solo alcuni dei principali fattori” che vi contribuiscono.

Il cardinale ha poi sottolineato come situazioni sociali e tendenze politiche corrotte “sono una sfida. Spesso egoistiche e orientate al profitto, sembrano essere più forti della nostra buona volontà e dei nostri sforzi”. Concludendo, il porporato ha ricordato che per la Chiesa i poveri e gli emarginati “occupano un posto molto speciale nella sua missione evangelizzatrice e pastorale. Non può ignorarlo né può rimanere in silenzio di fronte a qualsiasi minaccia alla loro dignità e ai loro diritti”. Per questo, ha concluso, “auspico che ciascuno di voi si impegni ad essere la voce delle donne e dei ragazzi di strada, abbandonati, sfruttati e umiliati nella loro dignità”.

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09 dicembre 2019

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